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Verità, potere e creazione di valori: da Nietzsche a Foucault, passando per Einstein

  Che cosa hanno in comune un fisico teorico, un filosofo dell’Ottocento e uno dei più radicali pensatori del Novecento? A prima vista, poco. Eppure Albert Einstein , Friedrich Nietzsche e Michel Foucault condividono una preoccupazione fondamentale: il modo in cui costruiamo la verità e il modo in cui questa costruzione plasma la nostra vita collettiva. Non dicono la stessa cosa. Non appartengono alla stessa tradizione. Ma, messi in dialogo, disegnano una traiettoria sorprendentemente coerente. Einstein: il linguaggio comune della scienza Nel 1941, nel pieno della guerra, Einstein parlò del “linguaggio comune della scienza”. Per lui, la scienza non è solo un insieme di scoperte, ma un sistema di concetti condivisi che permette agli esseri umani di orientarsi nel caos dell’esperienza.  Il linguaggio scientifico, fatto di concetti e simboli matematici, è sovranazionale. Unisce menti di paesi diversi in uno sforzo cooperativo che trascende i conflitti politici.  Ma Eins...
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Walter Kaufmann e la rinascita di Nietzsche nel mondo angloamerican

Per oltre trent’anni, Walter Kaufmann insegnò filosofia alla Princeton University (1947–1980). Il suo nome è oggi inseparabile da quello di Friedrich Nietzsche . Più di chiunque altro nel mondo anglofono del secondo dopoguerra, Kaufmann rese possibile prendere Nietzsche sul serio come filosofo.  Può sembrare sorprendente, ma a metà del Novecento Nietzsche non godeva affatto della reputazione accademica che ha oggi. Era spesso visto come un pensatore irrazionale, un precursore del nazismo, o un autore più letterario che filosofico. Kaufmann cambiò radicalmente questa percezione. Liberare Nietzsche dalle distorsioni Uno dei meriti principali di Kaufmann fu mostrare quanto l’immagine di Nietzsche fosse stata deformata: dalle manipolazioni editoriali della sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche; dalle appropriazioni ideologiche nazionaliste; da traduzioni imprecise e selettive. Kaufmann restituì un Nietzsche filosofo rigoroso, psicologo sottile, critico penetrante della ...

Michel Foucault: potere, verità e nascita della società disciplinare

  Tra i pensatori più influenti del Novecento, Michel Foucault (1926–1984) ha trasformato il modo in cui comprendiamo concetti come potere, verità, normalità e soggettività. Filosofo, storico delle idee e intellettuale pubblico, ha dedicato le sue ricerche all’analisi delle istituzioni  moderne, dalla psichiatria alla medicina clinica, dal sistema carcerario alla sessualità, mostrando come ciò che consideriamo “naturale” o “ovvio” sia in realtà il risultato di precise costruzioni storiche.  Negli ultimi anni della sua vita insegnò anche presso la University of California, Berkeley , dove tenne celebri cicli di lezioni in inglese, poi pubblicati postumi: Quattro lezioni sulla verità e la soggettività (1980) Sei lezioni sul discorso e la verità (1983) Tre lezioni su “La cultura del sé” (1983) In questi corsi, Foucault approfondisce il rapporto tra individuo e verità, mostrando come il soggetto non sia un punto di partenza stabile, ma il prodotto di pratiche ...

Il linguaggio comune della scienza (1941)

  Il linguaggio comune della scienza: il messaggio attuale di Einstein Nel settembre del 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Albert Einstein registrò un discorso radiofonico per la British Association for the Advancement of Science intitolato Il linguaggio comune della scienza . Era un momento drammatico: l’Europa era devastata dal conflitto, Londra aveva da poco resistito ai bombardamenti della Luftwaffe , e Einstein, emigrato negli Stati Uniti nel 1933, non sarebbe mai più tornato in Germania. Eppure il cuore del suo intervento non fu politico, bensì profondamente umano e culturale. Linguaggio e pensiero: sono davvero inseparabili? Einstein apre con una domanda sorprendente: esiste il pensiero senza linguaggio? Non ci è forse capitato di intuire chiaramente una connessione tra “cose” prima ancora di trovare le parole per esprimerla? Con questa riflessione, distingue tra pensiero e linguaggio, ma mette subito in guardia da un errore opposto: considerarli completame...

Bouquinistes

Chi cammina lungo le rive della Senna, nel cuore di Parigi, incontra le scatole verde scuro dei bouquinistes appese ai muraglioni del fiume. Sono quasi iconiche quanto la Torre Eiffel. Più di duecento librai custodiscono in circa novecento casse centinaia di migliaia di volumi: per lo più in francese, ma anche stampe d’epoca, incisioni rare, francobolli, vecchie cartoline ingiallite dal tempo. Si estendono per tre chilometri lungo la Rive Droite e la Rive Gauche. Bisogna chiedere prima di toccare: il gesto distratto del curioso è guardato con sospetto. Qui il libro non è merce qualsiasi, ma oggetto sopravvissuto. L’origine è antica quasi quanto il Pont Neuf, che nuovo non è affatto, risalendo al 1607. Già nel XVI secolo venditori ambulanti proponevano libri vietati dall’Index librorum prohibitorum, testi sovversivi che circolavano di mano in mano lungo il fiume. Più volte cacciati, tornarono sempre, finchè nel XVII secolo i mercanti ambulanti iniziarono a piazzarsi stabilmente sul pont...

La donna è due: amore, relazione e conoscenza secondo Galimberti

Quando Umberto Galimberti,   filosofo, psicologo e saggista italiano,   afferma che “la donna è due”, non formula un’iperbole retorica, ma propone una tesi antropologica precisa : la struttura del femminile sarebbe relazionale , mentre quella maschile identitaria . “Due” non indica una somma, ma una configurazione strutturale: l’uno e l’altro. Secondo Galimberti, la donna non si costituisce come monade autonoma, bensì come soggetto la cui identità emerge nella relazione. L’uomo, al contrario, tende a concepirsi come un’unità autonoma: un soggetto separato dagli altri e simbolicamente autosufficiente. Questa differenza non viene presentata come mero prodotto culturale, ma come radicata nella corporeità . Il corpo femminile, potenzialmente generativo, sarebbe strutturalmente orientato all’accoglienza dell’altro. Anche quando non genera, il suo assetto simbolico resterebbe “aperto”, predisposto alla co-appartenenza. L’identità femminile sarebbe dunque subordinata alla relazione ....