Chi cammina lungo le rive della Senna, nel cuore di Parigi, incontra le scatole verde scuro dei bouquinistes appese ai muraglioni del fiume. Sono quasi iconiche quanto la Torre Eiffel. Più di duecento librai custodiscono in circa novecento casse centinaia di migliaia di volumi: per lo più in francese, ma anche stampe d’epoca, incisioni rare, francobolli, vecchie cartoline ingiallite dal tempo. Si estendono per tre chilometri lungo la Rive Droite e la Rive Gauche. Bisogna chiedere prima di toccare: il gesto distratto del curioso è guardato con sospetto. Qui il libro non è merce qualsiasi, ma oggetto sopravvissuto.
L’origine è antica quasi quanto il Pont Neuf, che nuovo non è affatto, risalendo al 1607. Già nel XVI secolo venditori ambulanti proponevano libri vietati dall’Index librorum prohibitorum, testi sovversivi che circolavano di mano in mano lungo il fiume. Più volte cacciati, tornarono sempre, finchè nel XVII secolo i mercanti ambulanti iniziarono a piazzarsi stabilmente sul ponte e sulle banchine della Senna trasformando i loro cartoni itineranti in postazioni sedentarie per la vendita di libri e riviste. Da allora attendono anni per una postazione, come si aspetta un’eredità.
Hemingway e Fitzgerald frugarono in casse simili. Thomas Jefferson acquistò qui volumi destinati a formare il primo nucleo della Biblioteca del Congresso. Monumento umano della capitale, i bouquinistes espongono oggi mezzo milione di libri e riviste: Asterix per collezionisti ostinati, esistenzialisti consunti, copertine anni Sessanta con lo sguardo obliquo di Bardot o Delon.
Alcuni hanno ereditato il mestiere, altri vi sono arrivati per amicizia o per destino. Tutti condividono la stessa pazienza: stare all’aria aperta, tra acqua e carta, aspettando che qualcuno riconosca la propria storia in un dorso impolverato.
Immerso nel suo angolo accogliente, con panchine all’aperto per la lettura, qualche albero e una fontana di Wallace a vegliare discreta, il negozio verde sembra incarnare il proprio motto, adattato da un passo biblico: «Non siate inospitali con gli stranieri, perché potreste accogliere angeli senza saperlo». Del resto, bouquiniste significa proprio “venditore di libriccini”. Da bouquin, libro vecchio, usato, passato di mano in mano. E forse è questa la loro vera missione: custodire ciò che ha già vissuto, e offrirlo a chi è pronto a riconoscerlo.
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