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Visualizzazione dei post con l'etichetta Letteratura straniera

Binari di carta: il treno nella narrativa

  C’è un odore che resta nelle stazioni quando l’ultimo treno è già sparito nel buio e i tabelloni lampeggiano “fine servizio”. Non è solo metallo o olio bruciato: è un mix di carta umida, detergente industriale, caffè tostato troppo in fretta e aria calda che esce dalle macchine automatiche, con quel respiro meccanico che sembra quasi umano. È l’odore di qualcosa che si è appena concluso. Una memoria sospesa: dei trolley trascinati di corsa, dei messaggi vocali ascoltati con un auricolare solo, degli abbracci trattenuti all’ultimo secondo prima che le porte si chiudano. Arrivare in una stazione nuova dà spesso l’impressione di esserci già stati. Il bar con le prese USB occupate, le pensiline illuminate al neon, i binari lucidi che riflettono schermi e notifiche, le vecchie cabine telefoniche trasformate in gusci vuoti o in punti Wi-Fi: tutto sembra parte di un copione collettivo che conosciamo a memoria. Qui il tempo non scorre, si accumula. Le stazioni sono archivi emotivi, spaz...

Isaac Asimov e il Futuro della Robotica: Tra Etica e Tecnologia

  Etica delle macchine e responsabilità dell’uomo Quando si parla di robot e intelligenza artificiale nella letteratura del Novecento, il nome di Isaac Asimov emerge come un punto di svolta. Non solo perché ha immaginato mondi futuri popolati da androidi e tecnologie avanzate, ma perché ha introdotto, per la prima volta in modo sistematico, una riflessione etica sul rapporto tra uomo e macchina. In Asimov la fantascienza smette di essere puro racconto d’avventura e diventa uno strumento filosofico per interrogare il presente.  Scrittore estremamente prolifico e scienziato di formazione, Asimov ha sempre considerato la conoscenza come un bene da condividere. Laureato in biochimica, osservava la realtà con lo sguardo di chi conosce i meccanismi della scienza ma non rinuncia a interrogarsi sulle sue conseguenze morali e sociali. È proprio in questa tensione tra sapere scientifico e responsabilità umana che nasce la sua visione dei robot. Oltre il mito del robot ribelle Prima di A...

"La Bastarda" di Violette Leduc: Identità, Sessualità e Resistenza

  Cosa significa essere ‘bastarda’ in una società che giudica la tua esistenza prima che tu abbia avuto la possibilità di definirla? Violette Leduc, con la sua scrittura cruda e senza censure, ha risposto a questa domanda nel suo romanzo autobiografico, "La Bastarda". In un'epoca in cui le donne dovevano adattarsi a ruoli rigidi e prefissati, in "La Bastarda", Violette Leduc non solo racconta la propria vita, ma sfida le convenzioni sociali, la morale del suo tempo e le aspettative legate alla condizione della donna. Il romanzo affronta tematiche universali come l’identità, il corpo, la sessualità, l’amore e la solitudine ma lo fa con una sincerità e una brutalità che lo rendono un'opera unica. Leduc non cerca la compassione del lettore, ma la sua affermazione di sé come individuo che ha il diritto di essere, di amare e di vivere. Analisi di "La Bastarda" di Violette Leduc: Identità, Sessualità e Resistenza "La Bastarda" di Violette...

Jane Austen: dalle campagne dell’Hampshire al mito letterario.

Nella canonica di Steventon, una bambina scrive con fervore, china su fogli che riempie con personaggi, pettegolezzi, piccole passioni e grandi osservazioni sul mondo che la circonda. È qui che Jane Austen, nata nel 1775, inizia a porre le prime pietre del suo universo letterario. La campagna dell’Hampshire, con la sua società rurale fatta di balli di campagna, visite ai vicini, lunghe passeggiate e mille convenzioni sociali, è il terreno fertilissimo in cui si forma il suo occhio critico. In questo scenario bucolico nascono le prime versioni di Pride and Prejudice , Sense and Sensibility e Northanger Abbey . Tutto ciò che Austen osserva (le dinamiche familiari, le ambizioni matrimoniali, la sottile comicità dei rapporti sociali) diventa materia narrativa. Lei ascolta, annota, guarda. E poi scrive, trasformando la vita quotidiana in letteratura. Bath: la città che non voleva, ma che lasciò un’impronta indelebile Nel 1801 gli Austen si trasferiscono a Bath. Per Jane è uno shock: la ...

Le figlie di Prometeo: Mary Wollstonecraft e Mary Shelley, due vite contro il destino

  Le figlie di  Prometeo : Mary Wollstonecraft e Mary Shelley, due vite contro il destino C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel fascino che continua a circondare Mary Shelley e sua madre, Mary Wollstonecraft.  Due donne, due epoche, un filo rosso: l’idea che la libertà femminile nasca solo nel momento in cui si osa sfidare l’ordine stabilito, che sia quello della società, della scienza o di Dio stesso. La madre: Mary Wollstonecraft, la “iena in sottoveste” Quando nel 1792 Mary Wollstonecraft pubblica A Vindication of the Rights of Woman, la società inglese la etichetta come un mostro. Horace Walpole la definisce con disprezzo “una iena in sottoveste”, mentre altri la considerano una donna “innaturale”, colpevole di pensare troppo e di amare male. Eppure, nel suo manifesto, Wollstonecraft chiede qualcosa di semplice e rivoluzionario: che le donne vengano trattate come esseri razionali, capaci di educarsi e di partecipare alla costruzione del ...

Cimbelino

  Ritenuta non una delle migliori opere del Bardo, definita da George Bernard Shaw "Una spazzatura di infimo ordine melodrammatico", la tardiva tragicommedia di Shakespeare, Cimbellino, scritta nel 1609 o nel 1610, dopo Antonio e Cleopatra e Coriolano, otto anni dopo Amleto e un paio d'anni prima de La Tempesta, è un miscuglio di personaggi e situazioni già viste. Un guazzabuglio a lieto fine con bambini rapiti, una matrigna cattiva che fa concorrenza a Biancaneve, pozioni avvelenate, un cadavere senza testa, uno Iago in miniatura, una principessa che sfida il padre sposandosi contro la sua volontà, un amante esiliato, un'eroina travestita e la notevole incapacità di tutti di riconoscersi a vicenda, nonostante i leggeri travestimenti. Forse Shakespeare voleva accontentare i gusti di un pubblico che cambiava con i tempi? Forse voleva risollevare le sorti della sua compagnia teatrale (i King's Men)  e gli incassi?  Forse, giunto quasi alla fine della sua carr...

Strozate. Un saggio filosofico

  Una delle caratteristiche più salienti della nostra cultura è che ovunque si guardi, ci sono stronzate e ancora stronzate. E con l'avvento dei social media, dove l'impressione è tutto e la verità conta poco, non è esagerato dire che stiamo annegando in un mare di stronzate. Non è una esagerazione riconoscerlo e dire che le persone si sono così assuefatte a esse da accettarle come realtà. Insomma, le stronzate sono diventate verità e la natura stessa della verità è stata alterata a livello molecolare. Le stronzate sono la stessa cosa delle bugie? La risposta è no, perché le stronzate non hanno a cuore la verità. Questo è quanto sostiene il professore Harry G. Frankfurt nel suo saggio di filosofia morale Stronzate, Un saggio filosofico (titolo originale: On Bullshit )  in cui definisce la stronzata e la distingue dalla menzogna. Entrambe travisano la verità, ma con intenzioni completamente diverse.   Mentre il bugiardo è "qualcuno che deliberatamente promulga una ...

We have always lived in the castle -Abbiamo sempre vissuto nel castello- di Shirley Jackson: una storia di alienazione.

"Le case non sono spazi sicuri nella narrativa di Shirley Jackson , ma sono palcoscenici di sconvolgimenti. Rispecchiano sia la vulnerabilità dei loro inquilini che i loro peggiori impulsi". Nel suo ultimo e più grande romanzo, We Have Always Lived in the Castle ( Abbiamo sempre vissuto al castello ) scritto agli inizi degli anni '60, Jackson mette in primo piano due donne alienate, diverse tra loro ma complementari, intrappolate dalle proprie paure e dall'ambiente circostante, così terribilmente sole nella loro alterità, colte nel processo di disintegrazione del loro io, attraverso la lente del trauma. Crea inoltre un certo archetipo di narratore di cui non ci si può e non si deve fidare: un motivo così popolare nella letteratura di oggi. Incipit: " Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lungh...

Pippi Calzelunghe: contro un sistema a taglia unica.

  Con le sue trecce rosse, le lentiggini, le calze di colori diversi, le scarpe più grandi dei piedi, le bugie impossibili, la sua esilarante logica al contrario e la forza incredibile, Pippilotta Virtualia Rolgardinia Succiamenta Efrasilla è nata nell'appartamento di Astrid Lindgren (1907 - 2002) a Stoccolma negli anni ’40, mentre la figlia della scrittrice svedese era costretta a letto, all'età di sette anni, malata di polmonite. "Raccontami una storia!" supplicò. "Una storia su cosa?" "Una storia su Pippi Calzelunghe." Affamata di libertà, indipendenza e avventure, Pippi ha 9 anni e vive in una villa con la sua scimmietta, il suo cavallo, che tiene in veranda, e una borsa di monete d'oro. È completamente autosufficiente, indossa abiti insoliti e cuciti da sè, con lei non c'è "nessuno che le dica di andare a letto proprio quando si sta divertendo di più e nessuno che le faccia prendere olio di fegato di merluzzo quando ha voglia ...