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Visualizzazione dei post con l'etichetta Shakespeare I love

“Molto rumore per nulla”: Beatrice, Benedetto e l’arte degli inganni

  La battuta più scioccante di Molto rumore per nulla è probabilmente quella in cui Beatrice, alla domanda di Benedetto su come possa dimostrarle il suo amore, risponde senza esitazione: “Uccidi Claudio.” Una richiesta così estrema, pronunciata in un’opera spesso liquidata come commedia romantica, sorprende ancora oggi per la sua audacia. Claudio, del resto, non è un estraneo: è il giovane conte innamorato di Ero, la figlia di Leonato e cugina di Beatrice. Ma Claudio è anche un uomo facilmente manipolabile. Don Giovanni, il fratello illegittimo del principe, e il suo complice Borachio gli fanno credere, attraverso un inganno orchestrato con cura, che Ero sia stata infedele la notte prima delle nozze. Claudio non riflette, non mette in discussione, non verifica: crede e basta. E nel momento del matrimonio, davanti a tutta Messina, umilia Ero, la trascina pubblicamente nella vergogna e la chiama persino “arancia marcia”. Quando Ero sviene e viene creduta morta, Beatrice non soppor...

Cimbelino

  Ritenuta non una delle migliori opere del Bardo, definita da George Bernard Shaw "Una spazzatura di infimo ordine melodrammatico", la tardiva tragicommedia di Shakespeare, Cimbellino, scritta nel 1609 o nel 1610, dopo Antonio e Cleopatra e Coriolano, otto anni dopo Amleto e un paio d'anni prima de La Tempesta, è un miscuglio di personaggi e situazioni già viste. Un guazzabuglio a lieto fine con bambini rapiti, una matrigna cattiva che fa concorrenza a Biancaneve, pozioni avvelenate, un cadavere senza testa, uno Iago in miniatura, una principessa che sfida il padre sposandosi contro la sua volontà, un amante esiliato, un'eroina travestita e la notevole incapacità di tutti di riconoscersi a vicenda, nonostante i leggeri travestimenti. Forse Shakespeare voleva accontentare i gusti di un pubblico che cambiava con i tempi? Forse voleva risollevare le sorti della sua compagnia teatrale (i King's Men)  e gli incassi?  Forse, giunto quasi alla fine della sua carr...

Ethos, Logos e Pathos nell'orazione funebre del Marco Antonio di Shakespeare

Il termine retorica si riferisce alla capacità di commuovere o persuadere le persone attraverso la parola. Nella Grecia di migliaia di anni fa, il filosofo Aristotele definì la retorica come "la facoltà di riconoscere i possibili mezzi di persuasione disponibili in una data situazione".  Aristotele definì tre modalità di persuasione che ancora oggi utilizziamo e riconosciamo: pathos, ethos e logos. Il Logos è la logica delle argomentazioni e motivazioni razionali,  Ethos è un linguaggio che trae forza dalla capacità dell'oratore e di dare l'idea di correttezza e forza morale, Pathos è il linguaggio che crea una connessione emotiva con il lettore o l'ascoltatore. Per comprendere non in astratto ma all'interno di una situazione che cosa rende un discorso un grande discorso e  quali sono i trucchi linguistici e le tecniche che i potenti usano per promuovere se stessi e la loro leadership, controllando e influenzando il comportamento della gente ...

Malvolio

Il pomposo puritano, scortese e spietato, sarcastico e sprezzante, che ne La dodicesima notte critica anche Lady Olivia, ma nutre il suo ego indulgendo nel sogno di diventarne marito e avanzare in società, è Malvolio, uno dei ruoli più ambiti dagli attori shakespeariani. L'auto-illuso puritano, inflessibile vittima delle proprie illusioni e della crudeltà del pubblico, viene indotto con l'inganno a credere che la sua datrice di lavoro, la contessa Olivia, si sia innamorata di lui, ma finisce rinchiuso come pazzo. Intollerante alla baldoria, repressivo, offensivo con tutte le persone in casa, il poco attraente maggiordomo in abiti scuri è una figura comica e patetica. All'inizio di quella che è la commedia perfetta di Shakespeare (un complesso intreccio di trame e sotto trame) è un inaridito guastafeste incapace di godere anche dei piaceri più semplici della vita, poi si abbandona all'amore e in calze gialle tenta di corteggiare Olivia lasciando che il pubblico rida di ...

La dodicesima notte

"Che paese è questo" chiede Viola nell'opera teatrale di Shakespeare La dodicesima notte. "Questa è l'Illyria, signora", risponde il suo capitano  dopo che la loro nave è stata affondata nelle acque del mare. Inizia così la più perfetta delle commedie  di William Shakespeare ricca di musica, triangoli amorosi e fluidità di genere. Una miscela di  inganni e travestimenti, in cui però tristezza e allegria sono spinte a estremi cechoviani. Scritta intorno allo stesso anno di Amleto, La dodicesima notte n onostante sia una commedia, è intrisa di cupi temi esistenziali: la morte, la separazione, la profondità del dolore e l'umiliazione dell'amore. Tutto è ben strutturato: il modo in cui le trame si intrecciano, il modo in cui tutti sembrano innamorarsi l'uno dell'altro. Trama Viola naufraga sulle coste dell'Illiria e sbarca con l'aiuto di un Capitano. Ha perso i contatti con suo fratello gemello, Sebastian che crede sia annegato. Con l...

Non ti conosco, vecchio: il rifiuto di Falstaff da parte di Enrico V

  “Non ti conosco, vecchio” è una delle battute più struggenti del canone shakespeariano. Chi la pronuncia è il principe Henry, alias Hal, alla fine dell’Enrico IV, seconda parte. La dice nel momento in cui assume la regalità con il titolo di Enrico V, mettendo fine alla sua giovinezza dissoluta nelle peggiori taverne di Eastcheap dove le leggi dello stato vengono derise. Quelle quattro parole sono rivolte al suo vecchio amico John Falstaff . Un nobile decaduto. Una enorme collina di grasso. Maestro di donne, vino e canto. Consigliere nonché padre sostitutivo del giovane principe estraniato dal suo stesso padre, il tormentato usurpatore Enrico IV. Con queste parole il principe Hal si assume la responsabilità di se stesso e dell'Inghilterra. Vuole mettere ordine in una società corrotta, e Falstaff rappresenta una minaccia alla legge,  alla stabilità e all’ordine costituito.  Il suo trionfo rappresenterebbe il trionfo dell’anarchia. Il mondo non può sopravvivere con la...

ShakespeareDay: Falstaf il personaggio comico più complesso mai inventato.

  La magia di Shakespeare è quella di aver creato personaggi brillanti anche se secondari. Nell’Enrico IV, capolavoro rivoluzionario del 1596, non è il re che parla, ma uomini e donne comuni sono i veri protagonisti del dramma. Protagonisti sfacciati, eccezionali, ribelli, sobillatori che si muovono rapidamente e facilmente tra la corte di Westminster, le taverne di Eastcheap, i campi di battaglia di frontiera e le campagne del Gloucestershire e del Kent. Attraverso la storia nell’Enrico IV il drammaturgo analizza l’anima della nazione. Lo fa con una prosa che ci regala la totalità delle voci inglesi e con un realismo che gli deriva dalla vicinanza alla gente comune, dal prestare attenzione alla varietà dei loro linguaggi, dall’origliare le loro conversazioni, dal catturarne le chiacchiere. Nell’Enrico IV quel genio di Shakespeare mostra come realmente l’Inghilterra è nella sua interezza del suo tempo a ogni livello sociale. Il capobanda della ciurma scellerata di personaggi che s...

Ofelia e il femminile nell'Amleto di Shakespeare

Una bambina che nel XVI secolo perse l'equilibrio mentre raccoglieva fiori cadendo in uno stagno e annegando, potrebbe aver ispirato una delle più famose eroine tragiche della letteratura, Ofelia. Shakespeare aveva cinque anni all'epoca della tragedia che colpì Jane Shaxspere nel 1569 e non avrebbe scritto l' Amleto fino a quarant'anni dopo, ma gli accademici ora credono che la ragazza possa aver ispirato il destino del personaggio dell'autore. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell'università di Oxford che nel corso di uno studio approfondito sulle morti accidentali nell'Inghilterra dei Tudor si sono imbattuti in un rapporto del medico legale in cui si legge che Jane Shaxspere sarebbe annegata  all'età di due anni e mezzo nelle acque di un canale chiamato Upton myll pond a causa della raccolta di "yelowe boddles" (calendule). Il tragico destino della bambina si sarebbe compiuto a Upton Warren nella contea del Worcestershire a sole 20 mi...

Venezia al tempo di Shakespeare

  Mentre Shakespeare scriveva l'Otello, Venezia era conosciuta in tutta Europa per la bellezza delle sue "donne rispettabili", la raffinatezza delle sue cortigiane e la libidine delle prostitute di bassa lega. Dal momento in cui Iago comincia a tessere la sue malvage macchinazioni,  è molto più facile per Otello credere che sua moglie possa essere infedele perché sa che la prostituzione è dilagante nella sua città natale e fa parte della cultura in cui Desdemona è cresciuta.   Venezia Saggia, giusta, ricca, bella e sfacciata, così Venezia era considerata dagli inglesi all'epoca di Shakespeare. La Serenissima era un importante  porto marittimo, un  centro mercantile internazionale  governato formalmente dal Doge ed effettivamente dal Gran Consiglio dei patrizi. La repubblica vantava una politica indipendente, leggi severe e imparziali, coesione interna, un corpo diplomatico estremamente efficiente, una flotta forte, una straordinaria ricc...

L'Otello di Shakespeare

La tragedia di Otello, il Moro di Venezia è una delle più grandi tragedie mai scritte. Lascia sconvolti e in frantumi come nessun'altra opera di Shakespeare fa. Fu scritta probabilmente nel 1604, dopo  Amleto  e prima di  Re Lear, e rappresentata alla corte di Whitehall per il re Giacomo I nel novembre 1604. L'opera apparve nel First - Quarto del 1622, nel First - Folio nel 1623 e nel Second - Quarto del 1630. La sua fonte è Disdimona e il Moro , una novella tratta da  Gli Hecatommithi del 1565 di Giovanni Battista Giraldi (comunemente conosciuto come Cinthio), a cui Shakespeare dà un valore unico, diabolico e ambiguo. L'Otello è un gioco di luce e oscurità, segreti e bugie. É un luogo dove l'inganno fiorisce, il sospetto si moltiplica, le identità sono incerte e le vere intenzioni sono ammantate di oscurità. Il dramma shakespeariano ruota intorno ai personaggi dell'astuto e vendicativo Iago, da tempo alfiere ( portabandiera,  sottoten...

Personaggi femminili in Shakespeare

Shakespeare ha scritto che tutto il mondo è palcoscenico, e il teatro è tra le forme d'arte quella che meglio  rappresenta il mondo. Ma quanto le donne sono rappresentate nel suo teatro? Il canone è prevalentemente maschile, nonostante Elisabetta I, sovrana dalla mente acuta e brillante che regnò in Inghilterra per gran parte della vita lavorativa di Shakespeare. Tra le creazioni femminili più importanti e ambite del Bardo c'è sicuramente Rosalinda di Come vi pare, eppure essa ha metà delle battute di Amleto. Cleopatra, la regina del Nilo che incantò Cesare e governò come una dea, è magnifica ma il suo soliloquio dopo la morte di Antonio  non si è guadagnato trattazioni accademiche come nel caso di Re Lear, Riccardo III o di altri protagonisti maschili del canone shakespeariano.  Ci sono donne temerarie in  Shakespeare, tenere, sagge, appassionate, selvagge… La gamma personaggi femminili che Shakespeare descrive non è seconda a nessuno. Tuttavia, non esiste equi...

Shakespeare

  William Shakespeare è lo scrittore più influente in tutta la letteratura inglese e certamente il più importante drammaturgo del Rinascimento. L’effetto generale della sua opera sulla cultura mondiale è incalcolabile Commedia, tragedia, storia, melodramma, avventura, amore, fiabe: Shakespeare ha narrato ognuna di queste storie in maniera così sublime da renderle immortali. Non a caso gli scrittori continuano ad adattare le opere shakespeariane alle esigenze del mondo moderno. Ma è soprattutto nella rappresentazione degli eroi tragici che Shakespeare supera in intensità le più sublimi creazioni del teatro greco. Fu Samuel Johnson (1709-1784) fra tutti i critici di Shakespeare quello che meglio ne comprese la singolarità. Fu il primo a capire in che cosa consistesse la grandezza di Shakespeare: “Nella varietà delle persone". I personaggi shakespeariani possiedono ciascuno la propria individualità e sono, come scriveva il filosofo idealista tedesco Hegel, “liberi artefici di se stes...

Birdman o La virtù imprevista dell’ignoranza

 Birdman Autenticità, identità, illusione, fama: di cosa parliamo quando parliamo di ammirazione, riconoscimento, di esistere per gli altri perché se gli altri non ci vedono, non ci sentono come reali, non ci rinviano la nostra immagine, noi semplicemente non esistiamo , non abbiamo l’intima convinzione di essere vivi?   R. Laing nel libro L’Io diviso parla di incapacità di mantenere dall’interno il senso della propria identità, per cui la ricerca dell’ammirazione è sentirsi reali attraverso gli altri, esistere negli occhi degli altri.   In tal senso nel rapporto con gli altri rimane sempre un fundus egocentrico e narcisistico: gli altri sono funzionali, strumento necessario, alla scoperta del proprio Io e   vita è un'illusione o, di fatto, un delirio delle proprie illusioni.   Il film Birdman o La virtù imprevista dell’ ignoranza (quattro premi Oscar e qualche Golden Globe) parla proprio   di questo , intriso com’è del genio shakespeariano nella sua ra...

Riccardo III

Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo. Questa è forse una delle citazioni più conosciute di William Shakespeare, il drammaturgo inglese più celebre al mondo. Una frase che esprime un forte desiderio o bisogno di qualcosa di relativamente semplice o poco costoso rispetto a un regno, ma al momento presente necessario per cui inestimabile.  Chi la pronuncia è   l'ultimo dei Plantageneti,  Riccardo III, gobbo fratello del re Edoardo IV di York, che, assetato di potere, decide di uccidere chiunque deve (familiari inclusi) per accaparrarsi la corona d'Inghilterra e quindi il potere assoluto.  Questo Riccardo non ha alcuna interiorità ("la coscienza è una parola che usano i codardi") ed è quindi in grado di infrangere promesse, mentire impunemente, adulare le altrui pretese morali e al contempo promettere loro potere, ricchezza, vendetta contro i loro nemici. È fedele al male, eppure è una figura così carismatica e affascinante che seduce. Parlando ...

Riccardo II e la crisi d'identità

Alla National Gallery si conserva il Dittico Wilton, la pala d'altare davanti alla quale il re Riccardo II era solito pregare. Il re è tra Giovanni Battista, Edoardo il Confessore e Edmondo martire. La Vergine è tra undici angeli e sembra presentare al re, l'Unto da Dio, unico e divino padrone dell'Inghilterra, suo figlio che protendendosi ve rso il sovrano genuflesso, dimostra la sua approvazione. A questo re riccamente vestito e nominato da Dio (secondo la definizione Tudor di monarchia) Shakespeare dedica un'opera in cui il protagonista crede sinceramente nella divinità della sua regalità, crede sinceramente che la sua rovina sia opera di traditori, ed è sinceramente dispiaciuto per se stesso.  L'opera rappresenta l'epocale lotta nella storia inglese tra le due casate di Yorke e Lancaster, Riccardo II, re in carica, e suo cugino, Enrico Bolingbroke, che piano piano assume il ruolo di pretendente al trono. Molto probabilmente Shakespeare scrisse il R...