Molte sono le leggende che ruotano intorno a Pitagora, filosofo greco presocratico, che in sè ha unito la figura del matematico e del mistico. Originario dell'isola di Samo, fondò a Crotone, in Magna Grecia, una comunità religiosa che fu insieme una scuola scientifica. Secondo Pitagora, l'universo è governato da leggi basate su misure calcolabili, armoniche e simmetriche che proprio perché tali possono essere colte dall'intelletto e dai sensi. Queste leggi devono pertanto essere vere e belle, ma anche giuste e buone come di converso ciò che è brutto e falso è anche cattivo. Colui che agisce ingiustamente provoca una lacerazione nel tessuto vitale dell'intero universo proprio perché l'universo è retto dall'equilibrio e dalla giusta misura. La virtù, ciò che è bello, vero e buono, coincide con l'adeguarsi con la forma razionale del mondo in cui si vive, e virtuoso e ogni atteggiamento che si rifà alla giusta misura, all'armonia, in linea con il pensiero classico greco, con la sua religione e l'arte.
Ciò che oggi consideriamo naturale, proteggere, educare, ascoltare i bambini, è in realtà una conquista storica. Tra gli avvenimenti più significativi dell'età moderna, l'invenzione della stampa, le rivoluzioni politiche, l'ascesa della borghesia, la rivoluzione scientifica, c'è la "scoperta" dell'infanzia. Philippe Ariès, storico francese in un suo libro pubblicato nel 1960, cioè L'enfant et la vie familiale sous l'Ancien Régime, ha sostenuto che l'infanzia nasce con l'età moderna. Una tesi che ha aperto un vasto dibattito storiografico. Secondo Ariès, l'infanzia nelle classi agiate comincia ad essere considerata con il Rinascimento e si afferma nel XVII secolo. Nei dipinti medioevali, per esempio, i bambini erano ritratti come piccoli adulti, con gli stessi abiti e persino lo stesso volto. Non erano mai raffigurati da soli segno che la loro individualità non è contemplata. Nella festa selvaggia di Brueghell i bambini mangiano e ...
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