Per oltre trent’anni, Walter Kaufmann insegnò filosofia alla Princeton University (1947–1980). Il suo nome è oggi inseparabile da quello di Friedrich Nietzsche. Più di chiunque altro nel mondo anglofono del secondo dopoguerra, Kaufmann rese possibile prendere Nietzsche sul serio come filosofo. Può sembrare sorprendente, ma a metà del Novecento Nietzsche non godeva affatto della reputazione accademica che ha oggi. Era spesso visto come un pensatore irrazionale, un precursore del nazismo, o un autore più letterario che filosofico. Kaufmann cambiò radicalmente questa percezione.
Liberare Nietzsche dalle distorsioni
Uno dei meriti principali di Kaufmann fu mostrare quanto l’immagine di Nietzsche fosse stata deformata:
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dalle manipolazioni editoriali della sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche;
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dalle appropriazioni ideologiche nazionaliste;
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da traduzioni imprecise e selettive.
Kaufmann restituì un Nietzsche filosofo rigoroso, psicologo sottile, critico penetrante della morale occidentale. Il suo libro del 1950, Nietzsche: Philosopher, Psychologist, Antichrist, divenne un punto di riferimento imprescindibile. Ma l’aspetto più interessante della sua interpretazione è un altro: la lettura di Nietzsche come una sorta di esistenzialista ante litteram.
Nietzsche prima dell’esistenzialismo
Quando pensiamo all’esistenzialismo, vengono in mente figure come Jean-Paul Sartre o Martin Heidegger. Eppure, secondo Kaufmann, molti dei temi centrali dell’esistenzialismo erano già presenti in Nietzsche, decenni prima. Vediamone alcuni.
1. La morte di Dio e la responsabilità dell’uomo
La celebre proclamazione della “morte di Dio” non va letta, per Kaufmann, come un gesto nichilistico o distruttivo. È piuttosto la constatazione della crisi dei fondamenti assoluti della morale e della metafisica occidentale.Se non esistono valori garantiti da un ordine trascendente, allora l’uomo è chiamato a creare i propri valori.Questa è una tesi profondamente esistenzialista: l’essere umano non trova un senso già dato, ma deve costruirlo.
2. L’individuo come progetto
Per Kaufmann, Nietzsche è un pensatore dell’individuo. L’idea di Übermensch (oltreuomo) non rappresenta un programma politico o razziale, ma un ideale di auto-superamento. L’individuo autentico non si limita ad adattarsi alle norme dominanti. Si trasforma, si supera, si crea. Qui emerge un’affinità evidente con l’idea esistenzialista dell’esistenza come progetto: non siamo qualcosa di fisso, ma un compito da realizzare.
3. Auto-superamento e autenticità
Un concetto centrale per Kaufmann è quello di Selbstüberwindung (auto-superamento). Nietzsche non invita semplicemente a “essere sé stessi”, ma a superare continuamente le proprie limitazioni. La vita autentica è dinamica, conflittuale, creativa. Non è equilibrio, ma tensione verso forme più alte di espressione. In questo senso, Nietzsche non è un filosofo dell’angoscia (come spesso accade nell’esistenzialismo francese), ma dell’affermazione della vita.
Un Nietzsche diverso da Sartre e Heidegger
Naturalmente, Nietzsche non è un esistenzialista in senso tecnico:
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Non costruisce una teoria sistematica della libertà come Sartre.
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Non sviluppa un’analisi ontologica dell’essere come Heidegger.
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Non fonda una “scuola”.
E tuttavia anticipa i temi centrali dell’esistenzialismo: crisi dei fondamenti, centralità della scelta, responsabilità individuale, creazione di senso. Kaufmann vide in lui il grande precursore di questa svolta filosofica.
Le critiche a Kaufmann
Oggi alcuni studiosi ritengono che Kaufmann abbia “addomesticato” Nietzsche, rendendolo più compatibile con la sensibilità liberale americana del dopoguerra. Altri sostengono che abbia attenuato aspetti più radicali e problematici del suo pensiero. Eppure, una cosa è indiscutibile: senza Kaufmann, Nietzsche difficilmente sarebbe entrato stabilmente nel canone accademico angloamericano.
Perché questa interpretazione conta ancora
La lettura kaufmanniana ci invita a considerare Nietzsche non come un pensatore del dominio o della violenza, ma come un filosofo della responsabilità creativa. In un’epoca segnata dalla crisi dei valori tradizionali, questa interpretazione resta sorprendentemente attuale: se non esistono fondamenti garantiti, allora il compito della creazione di senso ricade su di noi. Ed è forse proprio questo il messaggio che rende Nietzsche, ancora oggi, un interlocutore inevitabile. La responsabilità di costruire i propri valori non è quindi un esercizio accademico, ma un compito quotidiano.
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