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Il lamento delle Gorgoni e il mito dell'Aulos narrato da Pindaro

Thrēnos è una parola di antica origine indoeuropea e significa grido acuto. Nella sua forma primitiva questo grido acuto consisteva in una serie di lamenti inarticolati funebri. Quando la parola thrēnos comparve per la prima volta nella letteratura greca emerse dalla sua forma arcaica a indicare via via non un pianto inarticolato ma un lamento rituale ordinato e raffinato, accompagnato da uno strumento musicale e spesso associato al divino. Come dal piagnucolio, dai gemiti, dai sibili e lamenti sia derivato un suono ordinato e raffinato, una forma artistica riproducibile, una nenia che in qualche modo segna l'inizio della tradizione dei canti funebri, questo è il soggetto dell’unica ode di Pindaro, la Pitica XII, composta in occasione di un concorso musicale e non di una performance atletica. L’inno composto da Pindaro celebra la vittoria nel 490 dell’agrigentino Mida di Acragas al concorso per aulos (aulétiké), uno strumento a fiato più simile a un moderno clarinetto o oboe che co...

Malvolio

Il pomposo puritano, scortese e spietato, sarcastico e sprezzante, che ne La dodicesima notte critica anche Lady Olivia, ma nutre il suo ego indulgendo nel sogno di diventarne marito e avanzare in società, è Malvolio, uno dei ruoli più ambiti dagli attori shakespeariani. L'auto-illuso puritano, inflessibile vittima delle proprie illusioni e della crudeltà del pubblico, viene indotto con l'inganno a credere che la sua datrice di lavoro, la contessa Olivia, si sia innamorata di lui, ma finisce rinchiuso come pazzo. Intollerante alla baldoria, repressivo, offensivo con tutte le persone in casa, il poco attraente maggiordomo in abiti scuri è una figura comica e patetica. All'inizio di quella che è la commedia perfetta di Shakespeare (un complesso intreccio di trame e sotto trame) è un inaridito guastafeste incapace di godere anche dei piaceri più semplici della vita, poi si abbandona all'amore e in calze gialle tenta di corteggiare Olivia lasciando che il pubblico rida di ...

La dodicesima notte

"Che paese è questo" chiede Viola nell'opera teatrale di Shakespeare La dodicesima notte. "Questa è l'Illyria, signora", risponde il suo capitano  dopo che la loro nave è stata affondata nelle acque del mare. Inizia così la più perfetta delle commedie  di William Shakespeare ricca di musica, triangoli amorosi e fluidità di genere. Una miscela di  inganni e travestimenti, in cui però tristezza e allegria sono spinte a estremi cechoviani. Scritta intorno allo stesso anno di Amleto, La dodicesima notte n onostante sia una commedia, è intrisa di cupi temi esistenziali: la morte, la separazione, la profondità del dolore e l'umiliazione dell'amore. Tutto è ben strutturato: il modo in cui le trame si intrecciano, il modo in cui tutti sembrano innamorarsi l'uno dell'altro. Trama Viola naufraga sulle coste dell'Illiria e sbarca con l'aiuto di un Capitano. Ha perso i contatti con suo fratello gemello, Sebastian che crede sia annegato. Con l...

Sogno di una notte di mezz'estate

  Nell'inverno 1595-1596, Shakespeare immaginò un’estate ideale e scrisse   Sogno di una notte di mezza estate,   forse in occasione di un matrimonio aristocratic durante il quale il dramma fu recitato la prima volta. Senza seguire una fonte primaria, com’era solito fare, Shakespeare in  Sogno  si sforza di creare un intreccio elaborato e irriverente e ci riesce perfettamente.   Sogno di una notte di mezza estate  è infatti una delle sue creazioni più strane e affascinanti, caratterizzata da una forza e originalità immaginativa travolgente. Segna un allontanamento dalle sue opere precedenti e  da altre del Rinascimento inglese. Quattro mondi si incrociano: quello di Teseo e Ippolita tratti dalla dimensione dei miti e le leggende antiche, quello degli innamorati, Ermia, Elena, Lisandro e Demetrio, quello delle fate, Titania, Oberon, Puck  che emergono dal folklore letterario e infine quello degli artigiani (il caro Bottom in cima ad ...

Non ti conosco, vecchio: il rifiuto di Falstaff da parte di Enrico V

  “Non ti conosco, vecchio” è una delle battute più struggenti del canone shakespeariano. Chi la pronuncia è il principe Henry, alias Hal, alla fine dell’Enrico IV, seconda parte. La dice nel momento in cui assume la regalità con il titolo di Enrico V, mettendo fine alla sua giovinezza dissoluta nelle peggiori taverne di Eastcheap dove le leggi dello stato vengono derise. Quelle quattro parole sono rivolte al suo vecchio amico John Falstaff . Un nobile decaduto. Una enorme collina di grasso. Maestro di donne, vino e canto. Consigliere nonché padre sostitutivo del giovane principe estraniato dal suo stesso padre, il tormentato usurpatore Enrico IV. Con queste parole il principe Hal si assume la responsabilità di se stesso e dell'Inghilterra. Vuole mettere ordine in una società corrotta, e Falstaff rappresenta una minaccia alla legge,  alla stabilità e all’ordine costituito.  Il suo trionfo rappresenterebbe il trionfo dell’anarchia. Il mondo non può sopravvivere con la...

Wunthering Heights: Cime Tempestose.

  "Cime tempestose è un libro più difficile da capire di Jane Eyre, perché Emily era più poeta di Charlotte. Scrivendo, Charlotte diceva con eloquenza, splendore e passione «io amo», «io odio», «io soffro». [...] Ma non c'è «io» in Cime tempestose. Non ci sono istitutrici. Non ci sono padroni. C'è l'amore, ma non è l'amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L'impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro." Questo diceva Virginia Woolf in occasione del 165° anniversario della morte di Emily   Brontë  scrittrice di  Wunthering Heights  tradotto in italiano come Cime Tempestose. Chi non ha mai letto il libro ma ne ha sentito parlare può erroneamente ritenere Wuthering Heights la storia di una semplice, anche se intensa, vicenda d'amore ambienta...