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Continuiamo con il libro: Le Avventure di Tom Sayer


Contrapposto a Tom, il fratellastro Sid è il ragazzo modello, tranquillo, obbediente, spione, omologato, senza nessuna attitudine al rischio e all’avventura.
Per Sid mai rimproveri e anche quando quest’ultimo è tentato di rubare lo zucchero dalla zuccheriera, sarà Tom a ricevere la punizione:

Le dita di Sid scivolarono, facendo cadere la zuccheriera che finì in pezzi. Tom era in estasi...un’estasi così totale da consentirgli perfino di riuscire a tenere a freno la  lingua e rimanere perciò in silenzio. Si disse che non avrebbe pronunciato una parola, nemmeno quando fosse sopraggiunta la zia, e sarebbe rimasto del tutto immobile fin quando lei non avesse domandato a che si dovesse quel malestro, e poi lo avrebbe detto e niente sarebbe stato più bello del vedere il bambino modello, prendersele (...)
Un attimo dopo Tom si ritrovò disteso sul pavimento! Il palmo possente della zia Polly era lavato a colpire ancora quando lui gridò: “Perché te la prendi con me? E’ stato Sid a romperla!”
Zia Polly si fermò, perplessa ma una volta riacquistata la favella si limitò a dire: “ E va bene, suppongo che con te le busse non vadano mai sprecate. Sei sempre impegnato in qualche marachella...”

Nelle avventure di Tom e dei suoi amici, non c’è spazio per Sid. C’è posto invece per l’emarginato di St Petersburg, il reietto della comunità, il paria,  il figlio dell’ubriacone, il senza famiglia, l’ozioso, sfrenato, malvagio Huckelberry Finn. Huck è la spalla ideale di Tom.
Temuto dalle madri di St. Petersburg, perché i loro figli nutrivano nei suoi confronti una sconfinata ammirazione,  Huck Finn esercita sui ragazzi  repressi del villaggio un fascino grande da cui nemmeno Tom è immune:

Tom non differiva dagli altri ragazzi rispettabili in quanto invidiava a Huckelberry la sua splendida condizione di fuorilegge, e gli era stato fatto assoluto divieto di giocare con quell’individuo. Per cui si affrettava a giocarci ogniqualvolta se ne offrisse l’occasione. 

Leggiamo come Twain descrive il romantico emarginato di St. Petersburg:

Huckelberry  era quasi sempre vestito con gli indumenti scartati dalle persone adulte(...)che risultavano svolazzanti come stracci. Il cappello era uno sfacelo, con un’ ampia mezzaluna ritagliata dalla tesa. La giacca quando ne indossava una gli arrivava fin quasi ai calcagni e i bottoni sul di dietro finivano per essere troppo bassi sulla sua schiena. Una sola bretella, gli reggeva i pantaloni il cui fondo scendeva in basso senza contenere nulla; le gambe dei calzoni si trascinavano a brandelli per terra, se non se li rimboccava. Huckelberry dormiva fuori dalle porte altrui, con il bel tempo e,  quando pioveva nei barili vuoti ; non obbediva a nessuno e non era costretto ad andare a scuola o in chiesa(...); nessuno gli vietava di fare a botte, poteva restare alzato finché ne aveva voglia (...) non era mai costretto a lavarsi né a mettere i vestiti puliti e poteva imprecare a tutto spiano. In breve, quell’individuo disponeva di ogni cosa capace di rendere la vita piacevole. Così ritenevano in ogni modo i ragazzi tormentati, ostacolati e rispettabili di St. Petersburg.

Irriducibile, inassimilabile, Huck è il compagno prediletto di Tom perché con lui la vita diventa avventurosa, pericolosa, alternativa alla monotonia, alla opprimente quotidianità del piccolo villaggio.
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