Passa ai contenuti principali

A proposito di... La verità sul caso di Harry Quebert

Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joel Dicker
Casa editrice: Bompiani
Data di pubblicazione: maggio 2013
Prezzo: 19.50 euro

Quando ti viene in mente un’idea devi tenerla in te e farla maturare a lungo.

E’ il caso letterario in Francia in questo momento, 700.000 copie vendute e  in 25.000 paesi è in corso di pubblicazione. La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker è un libro che non riesci a smettere di leggere, con continui depistaggi; un noir che in realtà è un pretesto per parlare di scrittura, per dettare regole di scrittura.
Due sono i protagonisti del romanzo, un professore di letteratura e scrittore di successo, Harry Quebert, e il suo delfino, il giovane scrittore superstar Marcus Goldman, afflitto dal tormento della pagina bianca. Depresso e sull’orlo della rovina finanziaria dopo un esordio da milioni di copie, Goldman supererà il blocco dello scrittore cercando di aiutare l’amico e maestro Harry Quebert, che rischia la sedia elettrica dopo che nel giardino della sua casa viene ritrovato il corpo di una ragazza sedicenne che lo stesso aveva molto amato, Nola Kellergan, scomparsa nel 1975. Convinto dell’innocenza di Quebert, quando tutta l’America lo considera un pedofilo assassino, Goldman conduce un’inchiesta personale e solitaria per scagionarlo e per dare alle stampe un libro che racconterà “la verità sul caso Harry Quebert”.
A meno di trent'anni  Joël Dicker aveva tentato più volte la carriera letteraria. “Ho scritto cinque libri ma sono stati sempre rifiutati; poi la svolta”, ha dichiarato l'autore in un’intervista rilasciata a Fazio.
“La costruzione di un libro mi è sempre piaciuta, mi ha sempre interessato: presi dai tablet, dall'informatica rischiamo di dimenticare il ruolo dei libri nella nostra vita e cosa possono ancora darci; attraverso questo libro parlo dell’utilità dei libri, dei valori della vita, del senso dell’esistere in un mondo in cui si mente molto, in cui è sottile  il confine tra apparenza e realtà e nulla è spesso come sembra. I libri e l'educazione possono cambiarlo.”   










Commenti

Post popolari

L'infanzia nel medioevo e nell'età moderna

Tra gli avvenimenti più significativi dell'età moderna, l'invenzione della stampa, le rivoluzioni politiche, l'ascesa della borghesia, la rivoluzione scientifica, c'è la scoperta dell'infanzia. Philippe Ariès, storico francese in un suo libro pubblicato nel 1960, ha sostenuto che l'infanzia nasce con l'età moderna. L'infanzia nelle classi agiate comincia ad essere considerata con il Rinascimento e si afferma nel XVII secolo. Nei dipinti medioevali, per esempio, i bambini erano ritratti come piccoli adulti,  con gli stessi abiti e persino lo stesso volto. Non erano mai raffigurati da soli segno che la loro individualità non è contemplata. Nella festa selvaggia di Brueghell i bambini mangiano e bevono in mezzo a uomini e donne che si rincorrono senza controllo. É solo in età moderna  che compaiono i primi ritratti di bambini, da soli o in gruppo e con sembianze infantili, mentre giocano fra loro. Dunque nel medioevo l'infanzia era sostanzialmente ign...

La filosofia è necessaria: il metodo zetetico.

L’insegnamento della filosofia, soprattutto nella scuola, si colloca da sempre in un equilibrio delicato tra trasmissione di contenuti storico-dottrinali e formazione di un’autentica capacità di pensare. Nella tradizione pedagogica moderna, Immanuel Kant ha formulato un principio che è diventato un riferimento imprescindibile: “la filosofia non si può insegnare; si può solo insegnare a filosofare” . Questa affermazione, apparentemente paradossale, racchiude un’idea decisiva: la filosofia non è un insieme di nozioni da memorizzare, ma un’attività, un esercizio continuo dello spirito critico. Secondo il detto kantiano per cui "la filosofia non si può insegnare: si può solo insegnare a filosofare", la filosofia deve avviare l'allievo all'esercizio delle capacità razionali partendo dall'esperienza quotidiana, dall'analisi dei problemi che nascono dalla vita, dal rapporto quotidiano con il mondo, e interpretarli come questioni più generali. Una interrogazione con...

Romeo e Giulietta : quando l'amore incrocia l'ombra della morte.

Romeo e Giulietta è, insieme all'Amleto, la più rappresentata delle tragedie shakespeariane, e probabilmente la prima a essere rappresentata fuori dai confini del Regno Unito, nel 1604 in una città della Baviera (Germania). Il Globe, vero teatro shakespeariano, sarebbe stato costruito  nel 1599  e la compagnia di fiducia del Bardo, la Lord Chamberlain’s Men (servi del Lord Ciambellano), mise in scena la tragedia (1597) con probabilità al The Curtain, teatro londinese a quel tempo molto in voga nel sobborgo di Shoreditch, una zona anarchica, selvaggia, ma anche incredibilmente gioiosa. All’epoca gli spettacoli erano annunciati da una didascalia posta all’ingresso del teatro accompagnata da uno stendardo: nero per le tragedie, bianco per le commedie e rosso per le rappresentazioni storiche.  La trama di Romeo e Giulietta non era una novità  perché  l’autore si era ispirato a The tragical history of Romeus and Juliet  di Arthur Brooke del 1562. Gli attori...