Il Canto di Natale

Charles Dickens è stato capace di dare forma ad un ventaglio di personaggi sorprendenti e coinvolgenti nelle loro interpretazioni che, per un autore contemporaneo, essere paragonato a lui è sicuramente questione di vanto. Ma non sono stati solo i personaggi a fare grande Dickens. La trama, la musicalità del linguaggio usato, l'umorismo, la satira, il pathos e l'integrazione consapevole di elementi di suspance  facevano si che i lettori attendessero con ansia e trepidazione le puntate dei suoi racconti. Maestro dell'umorismo colto, delle freddure, delle caricature, Dickens esagera i protagonisti dei suoi racconti, li rende vivi, come il celeberrimo Ebenezer Scrooge che compare in Canto di Natale e diventa ben  presto il simbolo per antonomasia di una persona avara e avulsa dallo spirito natalizio.
Leggiamo l'incipit di  Il Canto di Natale


Marley, prima di tutto, era morto. Su questo non c'è alcun dubbio. Il registro della sepoltura era firmato dal pastore, dal chierico, dall'impresario di pompe funebri e da chi aveva guidato le prescritte lamentazioni funebri. Scrooge l'aveva firmato: e il nome di Scrooge valeva quanto l'oro, su qualsiasi cosa fosse scritto. Il vecchio Marley era tanto morto quanto un chiodo di porta.
Badate! Non voglio dire che io sappia alla perfezione cosa ci sia di particolarmente morto in un chiodo di porta. Potrei essere più portato a ritenere che il pezzo più morto della ferramenta in commercio sia il chodo di bara. Ma la saggezza dei nostri avi è nelle similitudini; e il paese andrebbe a rotoli se osassi turbarla con mano sacrilega. Permettetemi perciò di ripetere, solennemente, che Marley era tanto morto quanto un chiodo di porta.







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