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Poesia di donne di W. Whitman

Poesia di Donne 

Di-spiegato solo da pieghe di donna, l'uomo si di-spiega e dovrà sempre di-spiegarsi;
Di-spiegata solo dalla suprema donna della terra, verrà la suprema donna della terra;
Di-spiegato dalla donna più socievole, verrà l'uomo più socievole;
Di-spiegato solo dal corpo perfetto di una donna, potrà un uomo prendere un corpo perfetto;
Di-spiegate solo dall'inimitabile poesia della donna, potranno nascere le poesie dell'uomo - e solo da lì sono nate le mie poesie;
Di-spiegatosi dalla donna forte e arrogante che amo, solo da lì potrà venire l'uomo forte e arrogante che amo;
Di-spiegati dagli abbracci vigorosi della donna forte che amo, solo da lì verranno gli abbracci vigorosi dell'uomo;
Di-spiegate dalle pieghe del cervello della donna, verranno tutte le pieghe del cervello dell'uomo, fedele, e obbediente;
Di-spiegata dalla giustizia della donna, ogni giustizia è di-spiegata;
Di-spiegata dalla compassione della donna, c'è tutta la compassione;
L'uomo è una cosa grande, per la terra e per l'eternità - eppure ogni minima grandezza dell'uomo si di-spiega da una donna.
Solo se prima l'uomo è plasmato nella donna, può poi plasmare se stesso.


Walt Whitman - Foglie d'erba 1856-

Quando Walt Whitman pubblicò la sua raccolta Leaves of Grass, a metà Ottocento, propose una visione dell’essere umano sorprendentemente moderna. In una delle sue poesie più intense, l’uomo viene descritto come una realtà che si “di-spiega” dalla donna: un verbo insolito, che suggerisce l’immagine di qualcosa che si apre, si dispiega, si rivela. Non è una dichiarazione di dipendenza, ma di relazione. Per Whitman l’essere umano non è autosufficiente: la sua forza, la sua giustizia, la sua compassione e perfino la sua poesia prendono forma nell’incontro con la donna. È da lì che l’uomo si comprende davvero. Letta oggi, questa idea può apparire quasi provocatoria. Viviamo in un’epoca che rivendica autonomia, identità individuale e autodeterminazione. L’idea di “derivare” dall’altro può sembrare scomoda, perfino superata. Eppure Whitman sembra suggerire qualcosa di più profondo: non una gerarchia tra i sessi, ma una verità relazionale. L’essere umano non nasce completo. Si costruisce negli incontri, negli abbracci, negli sguardi che lo riconoscono. In questo senso, la donna nella poesia non è soltanto una figura biologica o sentimentale: diventa il simbolo dell’alterità, dell’altro necessario senza il quale nessuna identità può davvero esistere. In un tempo in cui il dibattito pubblico discute continuamente di ruoli, genere e potere, questi versi ci ricordano qualcosa di semplice e radicale: la grandezza dell’uomo non nasce dall’isolamento, ma dalla relazione. Forse è proprio per questo che le parole di Whitman continuano a parlare al presente. Ci ricordano che nessun essere umano si compie da solo. Ogni identità umana, prima ancora di essere un’affermazione individuale, è una relazione. Una storia condivisa.

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