Nel suo libro Un uomo, Oriana Fallaci ( una delle più celebri giornaliste e scrittrici italiane del Novecento, nota per i suoi reportage di guerra, le interviste a grandi leader politici) scrive che la stagione più infelice è la giovinezza. È un’affermazione che può sembrare paradossale: la giovinezza è tradizionalmente associata alla speranza, all’energia, alla possibilità. Eppure proprio in quell’età accade qualcosa di decisivo: cominciamo a capire il mondo. La scoperta non è sempre consolante. Ci si accorge che molti ideali, verità, libertà, giustizia, non sono valori universali, ma principi spesso scomodi. Non tutti desiderano davvero la libertà, non tutti cercano la verità. Molti preferiscono ciò che è più facile, più comodo, meno rischioso. Questa intuizione attraversa molta filosofia moderna. Friedrich Nietzsche osservava che gli esseri umani spesso preferiscono le illusioni che rendono la vita sopportabile alla verità che la mette in crisi. Anche Albert Camus, riflettendo sull’assurdità del mondo, mostrava come la consapevolezza della realtà possa trasformarsi in una prova morale per l’individuo. Il passo della Fallaci nasce dall’esperienza politica e dalla vicenda di Alexandros Panagoulis, che sfidò la dittatura dei colonnelli greca pagando un prezzo altissimo per la sua opposizione a Georgious Papadopoulos. In questo contesto, il disincanto non è semplice pessimismo: è il risultato di uno scontro diretto con il potere e con le debolezze umane. Ma forse la vera domanda che emerge da queste parole è un’altra. Che cosa accade dopo che le illusioni cadono? Il cinismo è una risposta possibile. Ma non è l’unica. Alcuni, come Panagoulis, scelgono invece di continuare a difendere quegli ideali che il mondo considera scomodi. Ed è forse proprio in questa scelta che si misura il valore di una coscienza. Non nel credere che il mondo sia giusto, ma nel decidere se valga comunque la pena provare a renderlo tale
"Ma la stagione più infelice di tutte è la gioventù.
Perché è nella gioventù che incominci a capire le cose e ti accorgi che gli
uomini non valgono nulla. Agli uomini non interessa né la verità, né la
libertà, né la giustizia. Sono cose scomode e gli uomini si trovano comodi
nella bugia, nella schiavitù e nell'ingiustizia. Ci si rotolano dentro come
maiali. Io me ne accorsi appena entrai in politica. Bisogna entrare in politica
per capire che gli uomini non valgono nulla, che a loro vanno bene i ciarlatani
e gli impostori e i draghi."
da Un Uomo di O. Fallaci
ciao,non è necessario entrare in politica per rendersi conto di quanto è povera la persona che crede di essere il centro del mondo, uomo o donna ,la coscienza,l'etica ,l'amore sono diventate parole sconosciute e in alcuni ambienti scontate, perse nel vento .La famosa empatia un gioco per bambini ,gli adulti non hanno tempo e non conoscono più lo stare insieme, una società dove qualcuno ha fatto credere che il merito sia giustizia divina ,dove la gelosia come il vento ci fa chiudere gli occhi ,dove la persona che sa amare si perde e resta la banalità o la pazzia, ma pazzi e banali sono loro ,se solo capissero prima ....
RispondiEliminaCiao. Il libro della Fallaci da cui è estratto il brano riportato è una storia romanzata della vita di Alekos Panagoulis e va interpretato in quel contesto. Più in generale concordo con la tue considerazioni. La società dell'individualismo,della frammentazione e dell'insensatezza ha lasciato indietro lo sviluppo delle coscienze e dei rapporti umani.
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