Shakespeare ha scritto che tutto il mondo è palcoscenico, e il teatro è tra le forme d'arte quella che meglio rappresenta il mondo. Ma quanto le donne sono rappresentate nel suo teatro? Il canone è prevalentemente maschile, nonostante Elisabetta I, sovrana dalla mente acuta e brillante che regnò in Inghilterra per gran parte della vita lavorativa di Shakespeare. Tra le creazioni femminili più importanti e ambite del Bardo c'è sicuramente Rosalinda di Come vi pare, eppure essa ha metà delle battute di Amleto. Cleopatra, la regina del Nilo che incantò Cesare e governò come una dea, è magnifica ma il suo soliloquio dopo la morte di Antonio non si è guadagnato trattazioni accademiche come nel caso di Re Lear, Riccardo III o di altri protagonisti maschili del canone shakespeariano. Ci sono donne temerarie in Shakespeare, tenere, sagge, appassionate, selvagge… La gamma personaggi femminili che Shakespeare descrive non è seconda a nessuno. Tuttavia, non esiste equivalente spirituale, intellettuale, metafisico o demoniaco dei personaggi maschili. Il vivace intelletto di Viola della Dodicesima Notte viene preso sul serio solo quando questa veste i panni da uomo e lo stesso dicasi di Portia ne Il mercante di Venezia. Desdemona, la cui morale viene irragionevolmente messa in dubbio, pur essendo il cuore lirico e gentile dell'intera tragedia, è letteralmente sopraffatta dalle battute del geloso Otello. Giulietta a soli quattordici anni insegna a Romeo la costanza di un amore infinito e incondizionato che riversa su di lui in abbondanza "la mia generosità è come il mare e non ha confini e il mio amore è altrettanto profondo. E cosi più do a te e più ho per me". Si uccide nell'atto finale. Lady Macbeth letalmente carismatica, determinata, ambiziosa, regicida, che esorcizza tutto ciò che in lei è femminile e compassionevole, che si fa beffe del marito per la sua mancanza di coraggio, sopraffatta da rimorso si uccide. A che tipo di opera teatrale avremmo potuto assistere se lei, piuttosto che il marito, avesse avuto il ruolo principale?
Ciò che oggi consideriamo naturale, proteggere, educare, ascoltare i bambini, è in realtà una conquista storica. Tra gli avvenimenti più significativi dell'età moderna, l'invenzione della stampa, le rivoluzioni politiche, l'ascesa della borghesia, la rivoluzione scientifica, c'è la "scoperta" dell'infanzia. Philippe Ariès, storico francese in un suo libro pubblicato nel 1960, cioè L'enfant et la vie familiale sous l'Ancien Régime, ha sostenuto che l'infanzia nasce con l'età moderna. Una tesi che ha aperto un vasto dibattito storiografico. Secondo Ariès, l'infanzia nelle classi agiate comincia ad essere considerata con il Rinascimento e si afferma nel XVII secolo. Nei dipinti medioevali, per esempio, i bambini erano ritratti come piccoli adulti, con gli stessi abiti e persino lo stesso volto. Non erano mai raffigurati da soli segno che la loro individualità non è contemplata. Nella festa selvaggia di Brueghell i bambini mangiano e ...
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