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E.T.A. Hoffmann, il grande rimosso dell’horror moderno


Quando si parla di horror moderno, alcuni nomi tornano ossessivamente, come se fossero gli unici ad aver dato forma all’incubo contemporaneo. Eppure, all’origine di molte di quelle visioni disturbanti e ambigue, c’è una figura che continua a restare ai margini: E. T. A. Hoffmann. enza di lui, molte delle storie che oggi definiamo disturbanti, visionarie o semplicemente weird probabilmente non  esisterebbero. Hoffmann è stato un vero padrino dell’inquietudine moderna, l’anello mancante tra il gotico sette-ottocentesco e l’immaginario contemporaneo. La sua ombra si stende su Edgar Allan Poe, Dickens, Hawthorne, Stevenson, Henry James; riecheggia in Frankenstein, Dracula, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e Il giro di viteArriva fino al cinema di Tim Burton, Christopher Nolan e David Lynch, passando per l’espressionismo tedesco, Il gabinetto del dottor Caligari, Nosferatu,  e oltre.

Oggi Hoffmann viene ricordato soprattutto per due opere:

  • Lo Schiaccianoci, trasformato da Čajkovskij in un balletto zuccherato che ne addolcisce l’anima oscura

  • L’uomo della sabbia, uno dei racconti più perturbanti della letteratura europea, vero manifesto del terrore psicologico

Ma ridurlo a questi due titoli significa perdere di vista la sua portata rivoluzionaria.

L’inquietante nel quotidiano: dove nasce l’horror moderno

Definire in modo rigoroso la weird fiction è quasi impossibile, e forse è proprio questa sua natura sfuggente a renderla così efficace. Nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la narrativa weird rifiuta i mostri tradizionali dell’orrore gotico e sceglie invece l’estraneo assoluto: l’anomalia, il perturbante, ciò che non dovrebbe esistere. Più che un catalogo di creature, il weird è un’atmosfera: il momento in cui il lettore avverte che qualcosa non torna, che l’ordine del mondo sta cedendo sotto una pressione invisibile. Ed è qui che Hoffmann si rivela un precursore decisivo. La sua vera innovazione sta nel collocare il soprannaturale nel cuore della vita quotidiana: strade illuminate a gas, appartamenti borghesi, botteghe stipate di oggetti. È in questi spazi moderni e  riconoscibili che si aprono improvvisamente crepe verso un altro mondo, popolato da  automi senz’anima, illusionisti diabolici, doppi inquietanti e figure deformi mascherate da uomini comuni. Prima di Hoffmann, il fantastico viveva “altrove”, nel fiabesco o nel remoto. Con lui, entra dalla porta di casa. Nasce così l’horror moderno: non ciò che è lontano e mostruoso, ma ciò che è familiare e improvvisamente minaccioso.È esattamente ciò che Freud definirà nel 1919 das Unheimliche, il perturbante: “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”.

E.T.A. Hoffmann, il pioniere prussiano del weird

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann nasce a Königsberg nel 1776, la stessa città di Immanuel Kant. Cresce in una famiglia segnata da tensioni e separazioni e fin da bambino trova rifugio nell’arte: disegno, musica, scrittura. Per volontà dello zio Onkel O. W., si iscrive a giurisprudenza, destino comune a molti grandi scrittori “dirottati” verso carriere rispettabili. Tra una lezione e l’altra, però, Hoffmann disegna caricature e scrive satire: l’immaginazione non si lascia contenere. Dopo esperienze a Varsavia, Berlino e Bamberga, tra musica, critica e composizione, l’invasione napoleonica del 1807 lo priva della sicurezza economica e, paradossalmente, gli regala la libertà artistica. Nascono in questi anni i racconti che lo renderanno celebre. Crea anche uno dei suoi alter ego più memorabili: Johannes Kreisler, maestro di cappella geniale e tormentato, in lotta con l’ottusità borghese, protagonista, insieme a un gatto filosofo, di Le opinioni del gatto MurrTra il 1814 e il 1822 pubblica Notturni, Gli elisir del diavolo, Fantasiestücke: opere sospese tra sogno e incubo, ironia e follia. La sua influenza attraversa Poe, Baudelaire, Dostoevskij, Kafka, Freud e i surrealisti. Goethe, infastidito, definisce la sua scrittura “malata”, rallentandone la diffusione.

Hoffmann muore a Berlino nel 1822, a soli quarantasei anni.

Der Sandmann: l’orrore che guarda negli occhi

L’uomo della sabbia (1815), inserito nei Notturni, prende  una figura del folklore europeo, l’Omino del Sonno, e la trasforma in un incubo psicologico.Il racconto si apre come una confessione epistolare. Nathanaël racconta all’amico Lothaire il terrore che lo perseguita fin dall’infanzia: l’avvocato Coppelius, identificato con l’Uomo della Sabbia, creatura che ruba gli occhi ai bambini. La paura infantile si trasforma in ossessione adulta quando Nathanaël riconosce Coppelius nel venditore di occhiali Coppola. La sua percezione della realtà si incrina definitivamente con l’amore per Olimpia, che si rivela essere un automa privo di occhi.

Qui Hoffmann anticipa temi centrali dell’horror moderno:

  • la perdita di fiducia nei sensi

  • la confusione tra umano e artificiale

  • la follia come esito dell’impossibilità di distinguere reale e immaginario

Non è l’orrore di ciò che si vede, ma di ciò che non può essere compreso.

Schiaccianoci e il re dei topi: la fiaba come incubo infantile

Schiaccianoci e il re dei topi (1816) è spesso percepito come una fiaba natalizia rassicurante. In realtà è uno dei testi più ambigui e inquietanti di Hoffmann. Inserito nella raccolta I confratelli di Serapione, il racconto mostra il fantastico che emerge nella vita borghese attraverso lo sguardo dei bambini. La Vigilia di Natale, la casa sicura, i giocattoli: tutto è familiare, e proprio per questo vulnerabile. La battaglia tra i topi e i giocattoli, il Re dei Topi a sette teste, le metamorfosi tra organico e inorganico trasformano il gioco infantile in un campo di prova emotivo. L’immaginazione diventa uno strumento per affrontare paure, desideri e crescita. Hoffmann anticipa intuizioni psicopedagogiche moderne: il gioco non è evasione, ma elaborazione simbolica del mondo. L’infanzia diventa un regno mentale dove il fantastico è una forma di conoscenza.

Perché Hoffmann conta ancora

Le storie di E.T.A. Hoffmann abitano il punto esatto in cui il reale comincia a cedere. Il quotidiano si sfalda, lasciando emergere ombre, doppi e presenze che non dovrebbero esserci.
È in questo spazio ambiguo che nasce l’horror moderno: non nei castelli in rovina, ma nelle stanze illuminate; non nei mostri, ma negli sguardi che non sanno più riconoscere ciò che vedono, nella lenta deformazione del quotidiano. È lì che il reale si incrina e lascia affiorare ombre, doppi e paure.Perché l’incubo più profondo è sempre quello che indossa i vestiti della realtà.

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