Quando pensiamo alle fiabe dei fratelli Grimm, l'immagine che solitamente ci appare è quella di racconti incantati, resi celebri dalle edizioni illustrate o dal cinema d'animazione. Ma dietro il titolo di Kinder- und Hausmärchen ("Fiabe del focolare") si cela una storia molto diversa, fatta di intenti accademici, traumi politici e un realismo brutale che abbiamo col tempo imparato a censurare.
Un progetto politico, non pedagogico
La raccolta di Jacob e Wilhelm Grimm non nacque per far addormentare i bambini. All'inizio del XIX secolo, durante le turbolenze delle guerre napoleoniche e l'occupazione francese delle terre germaniche, i due fratelli furono spinti da un profondo sentimento di nazionalismo.
Credevano che la forma più pura della cultura tedesca vivesse nella tradizione orale tramandata di generazione in generazione. Il loro obiettivo era urgente: "preservare le storie dall'estinzione", evitando che il tumulto dell'epoca le facesse tacere per sempre. La raccolta era, a tutti gli effetti, un'antologia accademica destinata a studiosi di cultura e folklore, non certo un libro di favole della buonanotte.
La violenza dell'originale
Chi si accosta alle prime edizioni della raccolta (la prima uscì nel 1812 con 86 storie) rimane spesso sconvolto dalla durezza dei testi. Queste narrazioni non erano "sterilizzate": presentavano temi di violenza esplicita, umiliazioni e passioni sessuali che oggi riterremmo inadatte a un pubblico infantile.
Alcuni esempi dal folklore originale sono emblematici:
La vendetta di Cenerentola: Nella versione originale, l'eroina non ottiene il suo destino grazie a una fata madrina, ma attraverso un nocciolo piantato sulla tomba della madre, innaffiato dalle proprie lacrime. E il finale è tutt'altro che rassicurante: quando il principe cerca la proprietaria della scarpetta d'oro, le sorellastre, pur di entrarvi, si mutilano tagliandosi alluce e tallone. Nel giorno delle nozze, gli uccelli bianchi non festeggiano, ma cavano gli occhi alle malvage sorelle, punendole per la loro falsità.
La crudeltà quotidiana: Altre storie includevano punizioni terribili, come servitori infilati in barili punteggiati di chiodi e fatti rotolare per strada, o principesse che, invece di baciare il ranocchio, lo scagliavano con violenza contro il muro per rompere l'incantesimo.
Il rimosso: Persino Rapunzel originariamente mostrava in modo molto più esplicito la relazione sessuale tra il principe e la ragazza prigioniera nella torre, un elemento poi drasticamente edulcorato nelle edizioni successive.
Il processo di "pulizia" borghese
Man mano che la loro raccolta guadagnava popolarità mondiale, i fratelli Grimm si trovarono davanti a un bivio. Per attirare un pubblico più ampio, specialmente quello familiare, dovettero modificare drasticamente o addirittura eliminare più di 40 racconti.
Quello che oggi chiamiamo "classico" è dunque un prodotto mediato dalla morale borghese del tempo. Le fiabe "originali" erano specchi deformanti della condizione umana: parlavano di traumi, di separazione, di crescita attraverso il dolore e della lotta per l'autonomia.
Ricordare queste origini non serve a rovinare l'incanto, ma a restituire alle fiabe la loro dignità. Esse non sono semplici divertimenti, ma antichi documenti di una saggezza popolare che, nel bene e nel male, non ha mai avuto paura di guardare in faccia l'oscurità per insegnarci a sopravvivere nel mondo.
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