Pinocchio

Carlo Lorenzini, in arte Collodi, era figlio di un cuoco e di una cameriera eppure visse a stretto contatto con l'ambienti aristocratico dei marchesi Ginori a Firenze, nel cui palazzo fu accolto a tre anni. Questo binomio miseria- nobiltà che affondò le sue radici nell'infanzia, nel contesto sociale sfociò, negli anni della maturità, nell'assunzione da parte di Collodi di un  ruolo sociale ibrido, complesso, fortemente ambivalente, a cavallo tra nobiltà e servitù. E questa tensione tra poli opposti la si riscontra anche nella sua creatura letteraria più famosa, Pinocchio, se accettiamo di vedere in lui, come molti studiosi dell'opera hanno rivelato, il simbolo della lotta tra conformismo e contestazione.
Nato come La storia di un burattino, Pinocchio è una fiaba ricca di significati e anche la fiaba moderna più nota al mondo. In un susseguirsi di personaggi e vicende, il burattino di legno, costruito dal falegname Geppetto, è nella narrazione in continuo movimento tra lestofanti, burattinai, fughe, incidenti, bugie, beffe e pericoli. Scritto in una prosa fiorentina asciutta e concreta, nonostante l'elemento fantastico, fatta essenzialmente di cose e oggetti, dove ogni azione è sempre collegata  ad un'altra e da questa messa in moto, la storia di Pinocchio, nella sua prima versione, terminava con l'impiccagione del burattino e quindi con la sua morte. Furono i bambini che ne seguivano le avventure a puntate sul Giornale per i bambini che scrissero sollecitando l'autore a far continuare le avventure con l'inserimento di una madre/madrina: la Fata Turchina. 
Omaggio al Teatro dei Burattini, che a quel tempo godeva di grande popolarità, la storia di Pinocchio alimenta a distanza di oltre un secolo, le fantasie e la mente di artisti, psicologi, pensatori, lettori bambini e adulti.



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