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Strozate. Un saggio filosofico

 

Una delle caratteristiche più salienti della nostra cultura è che ovunque si guardi, ci sono stronzate e ancora stronzate. E con l'avvento dei social media, dove l'impressione è tutto e la verità conta poco, non è esagerato dire che stiamo annegando in un mare di stronzate. Non è una esagerazione riconoscerlo e dire che le persone si sono così assuefatte a esse da accettarle come realtà. Insomma, le stronzate sono diventate verità e la natura stessa della verità è stata alterata a livello molecolare.

Le stronzate sono la stessa cosa delle bugie? La risposta è no, perché le stronzate non hanno a cuore la verità. Questo è quanto sostiene il professore Harry G. Frankfurt nel suo saggio di filosofia morale Stronzate, Un saggio filosofico (titolo originale: On Bullshit)  in cui definisce la stronzata e la distingue dalla menzogna. Entrambe travisano la verità, ma con intenzioni completamente diverse.  Mentre il bugiardo è "qualcuno che deliberatamente promulga una falsità” manipolando intenzionalmente e consapevolmente la verità (ragion per cui in qualche misura almeno la conosce, la rispetta e la deve tener d’occhio per ingannare), il cialtrone è del tutto indifferente alla verità. Al cialtrone non importa un fico secco della verità, né di riconoscerla e né di sovvertirla. Non importa che le cose che dice descrivano correttamente la realtà, lui le sceglie semplicemente, o le inventa, per adattarle al suo scopo: raccontare una storia che sia impressionante e faccia colpo sull'ascoltatore, senza reale interesse per i fatti sottostanti.

Questa "indifferenza a come stanno realmente le cose" è l'essenza delle stronzate. In virtù di ciò, le stronzate sono il nemico più grande della verità rispetto alle bugie”, in quanto comportano una maggiore disconnessione dalla ricerca della verità.

Per raggiungere il suo scopo (convincere tutti della realtà che vede nella sua mente) il cialtrone si serve di un linguaggio che oscura la verità e manipola la percezione dell’ascoltatore. Un linguaggio espresso con sicurezza ma poco chiaribile, nonché pregno di stranezze lessicali che rendono le stronzate più difficili da elaborare. E si sa che le persone tendono a giudicare profondo, significativo e importante ciò che non riescono ad afferrare, ciò che ci sembra che ci stia impegnando molto per capirlo.

Le cazzate hanno un posto privilegiato tra coloro che sono al potere per sopravvalutare le proprie ragioni, nella politica, nella pubblicità ingannevole, nelle propagande religiose…

“Ma le stronzate non restano confinati alla filosofia: le incontriamo ogni giorno, sui social e persino nella vita privata.. Anche nella vita privata infatti, capita di incontrare persone che dicono cose senza preoccuparsi se ciò che dicono sia vero o falso.

Perché ci sono così tante stronzate in giro. La risposta principale che l’autore dà a questa domanda è che le sciocchezze sono inevitabili quando le persone sono convinte di dover avere opinioni su qualsiasi cosa, quindi parlano molto ampiamente di cose di cui non sanno praticamente nulla.

Già chiamarle con il loro nome potrebbe essere un primo passo essenziale nella lotta contro di esse…

Dare più peso a uno stato di Facebook che agli esperti o dare priorità al viscerale rispetto al razionale e all'ingannevolmente semplice rispetto all'onestamente complesso. Condividere articoli sui social media senza verificarne la veridicità, formarsi un'opinione sulla base di un riassunto o di un riassunto di riassunti senza acquisire informazioni, ignorando fatti e prove, confondendo realtà (fare affidamento sugli altri per dare contributi che promuovano il progetto di indagine) e finzione online (dove le opinioni infondate vengono confermate anziché contestate), solo alcuni esempi delle cattive abitudini che ci rendono consumatori passivi di stronzate e bersaglio di chiacchieroni ( politici e non) che dipingono un loro quadro della realtà ben più roseo di quella dimostrata dai fatti. Un universo parallelo in cui tutte le cose che dicono sono vere. 

George Orwell cercò di spiegarlo nel suo romanzo distopico 1984, che immaginava una società in balia di un diabolico supervisore chiamato Grande Fratello, in cui persino le verità della matematica potevano essere sostituite da "fatti alternativi" come 2 + 2 = 5. 

…E come Orwell ci ricorda, la difesa della verità dipende da ciascuno di noi. Dipende da te



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