Passa ai contenuti principali

Post

Platone e i poeti

Fuori di senno è il poeta: i suoi versi scaturiscono da una privazione   della sua facoltà intellettiva. Egli è fuori di sé perché il dio lo invade,  lo possiede e lo spinge oltre i confini della sua soggettività, dell’io cosciente.  L 'invasione del dio è la ragione per cui i poeti compongono i loro versi, e  i rapsodi li recitano al pubblico: un’indefinita e imprevedibile forza divina che irrompe svelandosi come unica autrice. Il dio è il vero artista che usa il poeta e il rapsodo come umani strumenti: il dio si serve di loro, suoi interpreti “entusiasti” ed inconsapevoli, esseri “leggeri, sacri ed alati” che come api attingono presso il boschetto delle Muse le parole del dio, miele divino e seducente, e poi volano di fiore in fiore addolcendo le anime dei greci. Impietoso è l'esame che Socrate fa nello Ione di Platone a proposito dei poeti, interpreti degli dei presso di noi, depositari della tradizione, e dei rapsodi (interpreti degli interpreti) che  s...

Cappuccetto Rosso e il valore inconscio della fiaba

Bruno Bettelheim,  psicoanalista viennese e grande estimatore delle fiabe, scrive ne  Il mondo Incantato (pubblicato per la prima volta a New York nel 1976)  che "Tutte le belle fiabe hanno un significato a molti livelli". Bettelheim sostiene che le fiabe sono un fattore chiave nella ricerca di significato nella vita di un bambino, e che a un bambino i vantaggi del comportamento morale devono essere insegnati non attraverso concetti etici astratti ma  mostrati in un contesto che possono capire.   Questo contesto è la fiaba. " Le fiabe parlano al nostro io cosciente e al nostro inconscio, non devono, pertanto, necessariamente evitare le contraddizioni, dato che esse coesistono nel nostro inconscio. E di contraddizioni in Cappuccetto Rosso ve ne sono. Un'incantevole e innocente ragazzina inghiottita da un lupo è un'immagine che si imprime nella memoria in modo indelebile. Come per la maggior parte delle fiabe, anche per quella di Cappuccetto Rosso esistono diverse...

Il travagliato rapporto genitori - figli

Capita molto spesso di ascoltare, in ambito scolastico, lavorativo e soprattutto quando ci si confronta con altri genitori, storie che narrano del difficile rapporto che i ragazzi hanno con loro e delle critiche che gli muovono: “tu non capisci”, non “ti ho chiesto io di venire al mondo”, “ma chi sei tu per dirmi quello che devo fare?” In parte questo atteggiamento è implicito nel normale processo di crescita dell'individuo e per la psicoanalisi tale conflitto è fisiologico. Oggi le distanze fra generazioni si fanno sempre più grandi e non sono solo  distanze geografiche e ambientali ma anche quelle di tempo legate, ad esempio, ad avanzamento nell'età del concepimento o ai progressi frenetici delle tecnologia. Ma fino a che punto un genitore può diventare il peggior nemico dei  propri figli? Spesso i ragazzi pensano e credono  di non aver avuto i genitori giusti ma genitori che in qualche modo li hanno penalizzati nel loro processo di sviluppo verso una condizione di...

Oggi sull'Isolachenonc'è spazio alle autobiografie.

Da Malcolm X Autobiografia – Capitolo primo – Incubo  Quando mia madre era incinta di me, come mi disse in seguito, un gruppo di cavalieri incappucciati del Ku Klux Klan arrivò al galoppo, di notte, davanti alla nostra casa a Omalia nel Nebraska. Dopo aver circondato l’edificio, essi urlarono a mio padre di uscire: erano tutti armati di fucili e carabine. Mia madre andò alla porta principale e l’apri. Stando in piedi, in una posizione tale che potessero vedere che era incinta, disse loro che era sola con i suoi tre bambini e che mio padre era lontano, a predicare a Milwaukee. Gli uomini del clan urlarono minacciosi ammonendola che avremmo fatto bene a lasciare la città perché “i buoni cristiani bianchi” non erano disposti a sopportare che mio padre “facesse opera sediziosa” tra i “buoni” negri di Omaha con quelle idee di tornare in Africa predicate da Marcus Garvey. Mio padre, il reverendo Earl Little, era un pastore battista e uno zelante organizzatore dell’Associazione d...

Heisenberg

Nell’ambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l’accadere (all’interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso.   Il primo principio di indeterminazione di Heisenberg  

L'uomo che piantava alberi

Tra lande dure e monotone, in una desolazione senza pari, “tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza” dove l’unica vegetazione che vi cresce è la lavanda selvatica, un  pastore, Elzeard Bouffier, trascorre  la maggior parte del suo tempo a piantare ghiande. E continua sua opera senza sosta anche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Il suo scopo è quello di dare vita alla natura che lo circonda e, nel corso degli anni, il suo paziente lavoro produce  bellissimi frutti. Scritto nel 1953 dal francese Jean Giono, L'homme qui plantait des arbres , tradotto in italiano in L’uomo che piantava alberi, è la storia di un amore per la natura, o più precisamente di una “politica dell’albero” per usare una espressione dello stesso autore, anche se “la parola politica sembra non corrispondente”. Simboli atavici di stabilità e saggezza, espressioni della grandezza del cosmo, gli alberi fin dagli inizi hanno fo...