Fuori di senno è il poeta: i suoi versi scaturiscono da una privazione della sua facoltà intellettiva. Egli è fuori di sé perché il dio lo invade, lo possiede e lo spinge oltre i confini della sua soggettività, dell’io cosciente. L 'invasione del dio è la ragione per cui i poeti compongono i loro versi, e i rapsodi li recitano al pubblico: un’indefinita e imprevedibile forza divina che irrompe svelandosi come unica autrice. Il dio è il vero artista che usa il poeta e il rapsodo come umani strumenti: il dio si serve di loro, suoi interpreti “entusiasti” ed inconsapevoli, esseri “leggeri, sacri ed alati” che come api attingono presso il boschetto delle Muse le parole del dio, miele divino e seducente, e poi volano di fiore in fiore addolcendo le anime dei greci. Impietoso è l'esame che Socrate fa nello Ione di Platone a proposito dei poeti, interpreti degli dei presso di noi, depositari della tradizione, e dei rapsodi (interpreti degli interpreti) che s...