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Isaac Asimov e il Futuro della Robotica: Tra Etica e Tecnologia

  Etica delle macchine e responsabilità dell’uomo Quando si parla di robot e intelligenza artificiale nella letteratura del Novecento, il nome di Isaac Asimov emerge come un punto di svolta. Non solo perché ha immaginato mondi futuri popolati da androidi e tecnologie avanzate, ma perché ha introdotto, per la prima volta in modo sistematico, una riflessione etica sul rapporto tra uomo e macchina. In Asimov la fantascienza smette di essere puro racconto d’avventura e diventa uno strumento filosofico per interrogare il presente.  Scrittore estremamente prolifico e scienziato di formazione, Asimov ha sempre considerato la conoscenza come un bene da condividere. Laureato in biochimica, osservava la realtà con lo sguardo di chi conosce i meccanismi della scienza ma non rinuncia a interrogarsi sulle sue conseguenze morali e sociali. È proprio in questa tensione tra sapere scientifico e responsabilità umana che nasce la sua visione dei robot. Oltre il mito del robot ribelle Prima di A...
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"La Bastarda" di Violette Leduc: Identità, Sessualità e Resistenza

  Cosa significa essere ‘bastarda’ in una società che giudica la tua esistenza prima che tu abbia avuto la possibilità di definirla? Violette Leduc, con la sua scrittura cruda e senza censure, ha risposto a questa domanda nel suo romanzo autobiografico, "La Bastarda". In un'epoca in cui le donne dovevano adattarsi a ruoli rigidi e prefissati, in "La Bastarda", Violette Leduc non solo racconta la propria vita, ma sfida le convenzioni sociali, la morale del suo tempo e le aspettative legate alla condizione della donna. Il romanzo affronta tematiche universali come l’identità, il corpo, la sessualità, l’amore e la solitudine ma lo fa con una sincerità e una brutalità che lo rendono un'opera unica. Leduc non cerca la compassione del lettore, ma la sua affermazione di sé come individuo che ha il diritto di essere, di amare e di vivere. Analisi di "La Bastarda" di Violette Leduc: Identità, Sessualità e Resistenza "La Bastarda" di Violette...

Jane Austen: dalle campagne dell’Hampshire al mito letterario.

Nella canonica di Steventon, una bambina scrive con fervore, china su fogli che riempie con personaggi, pettegolezzi, piccole passioni e grandi osservazioni sul mondo che la circonda. È qui che Jane Austen, nata nel 1775, inizia a porre le prime pietre del suo universo letterario. La campagna dell’Hampshire, con la sua società rurale fatta di balli di campagna, visite ai vicini, lunghe passeggiate e mille convenzioni sociali, è il terreno fertilissimo in cui si forma il suo occhio critico. In questo scenario bucolico nascono le prime versioni di Pride and Prejudice , Sense and Sensibility e Northanger Abbey . Tutto ciò che Austen osserva (le dinamiche familiari, le ambizioni matrimoniali, la sottile comicità dei rapporti sociali) diventa materia narrativa. Lei ascolta, annota, guarda. E poi scrive, trasformando la vita quotidiana in letteratura. Bath: la città che non voleva, ma che lasciò un’impronta indelebile Nel 1801 gli Austen si trasferiscono a Bath. Per Jane è uno shock: la ...

L’Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell: il mito che ha trasformato il cinema

L’Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell: il mito che ha trasformato il cinema Joseph Campbell, studioso di miti di tutto il mondo, osservò una verità sorprendente: tutte le storie eroiche condividono una stessa struttura universale , che chiamò monomito o viaggio dell’eroe . Il viaggio dell’eroe Secondo Campbell, l’eroe attraversa una serie di tappe ricorrenti: Chiamata all’avventura – il mondo ordinario viene scosso da un evento o una sfida Rifiuto della chiamata – paura o resistenza iniziale Aiuto soprannaturale / Mentore – una guida o forza superiore supporta l’eroe Varcare la soglia – l’ingresso in un mondo sconosciuto Prove, alleati, nemici – l’eroe affronta sfide che lo trasformano Discesa nell’abisso / Incontro con l’Ombra – momento di crisi profonda Apoteosi / Rivelazione – l’eroe ottiene nuova conoscenza o potere Ritorno con l’elisir – l’eroe torna cambiato, pronto a condividere ciò che ha imparato Questa struttura non è solo un modello...

Kierkegaard e la vertigine del possibile

Ci sono autori che si studiano e autori che si incontrano. Søren Kierkegaard appartiene alla seconda categoria. Non è solo un filosofo, ma un’esperienza. Si presenta come un uomo fragile, ironico, geniale, spesso in conflitto con se stesso. È stato ridicolizzato, amato, detestato e soprattutto frainteso. Eppure continua a parlare a chiunque si sia trovato almeno una volta davanti alla domanda più urgente: che cosa ne faccio della mia vita. La sua risposta non è un sistema e nemmeno un consiglio. È un invito alla possibilità. Un invito a entrare nella vertigine delle scelte e a trasformare l’angoscia in creatività. A non fuggire da se stessi, ma a restare. Per capire Kierkegaard occorre smettere di cercare certezze. Occorre accettare il rischio dell’esistenza. E allora la sua filosofia, che a prima vista sembra cupa, comincia a brillare di un’ironia sorprendente e di una vitalità contagiosa. Diventa una porta spalancata sul possibile. Una porta che non si chiude mai davvero. Lo capia...

“Molto rumore per nulla”: Beatrice, Benedetto e l’arte degli inganni

  La battuta più scioccante di Molto rumore per nulla è probabilmente quella in cui Beatrice, alla domanda di Benedetto su come possa dimostrarle il suo amore, risponde senza esitazione: “Uccidi Claudio.” Una richiesta così estrema, pronunciata in un’opera spesso liquidata come commedia romantica, sorprende ancora oggi per la sua audacia. Claudio, del resto, non è un estraneo: è il giovane conte innamorato di Ero, la figlia di Leonato e cugina di Beatrice. Ma Claudio è anche un uomo facilmente manipolabile. Don Giovanni, il fratello illegittimo del principe, e il suo complice Borachio gli fanno credere, attraverso un inganno orchestrato con cura, che Ero sia stata infedele la notte prima delle nozze. Claudio non riflette, non mette in discussione, non verifica: crede e basta. E nel momento del matrimonio, davanti a tutta Messina, umilia Ero, la trascina pubblicamente nella vergogna e la chiama persino “arancia marcia”. Quando Ero sviene e viene creduta morta, Beatrice non soppor...